Stitichezza: la Dieta Sana per la Stipsi

Stitichezza: la Dieta Sana per la Stipsi
dr. Simona Oberhammer - Naturopata e ricercatrice

Dal mio metodo “Naturopatia Oberhammer®”

Saltuaria o cronica, la stitichezza è un disturbo che interessa un numero sempre maggiore di persone. E’ un disturbo che condiziona la vita: chi soffre di stitichezza, specialmente se è cronica, giudica non buona la propria salute, anche se non ha altre malattie in atto.
Ai disturbi non ci si abitua mai e solitamente peggiorano con il passare degli anni.

Chi è affetto da stipsi cronica si percepisce spesso come un “malato cronico” e avverte questo disturbo con forte disagio. I sintomi più frequenti sono: pesantezza, stimolo all’evacuazione senza riuscirci, gonfiore, anche d’intensità elevata. I disturbi causati dalla stitichezza hanno inevitabilmente ripercussioni anche nella vita quotidiana: imbarazzo per dover restare a lungo in bagno, preoccupazioni in caso di viaggi o spostamenti, difficoltà nel scegliere cosa mangiare.

Chi soffre di stitichezza vive quindi di continuo una situazione di tensione dovuta alla preoccupazione di non riuscire ad andare di corpo. Spesso si ha la sensazione che l’organismo non funzioni bene e si vive nella paura che il disturbo peggiori.

Benché questo disturbo sia così fastidioso, rimangono però spesso poco noti gli interventi naturali che possono aiutare. Come naturopata io sottolineo costantemente che questo disturbo, non si risolve con una semplice pillola: il ricorso ai farmaci non è mai il rimedio risolutivo. Ma non lo è neanche il ricorso a erbe lassative che nel lungo termine peggiorano il disturbo e sono dannose quanto i farmaci. Leggi qui perché.

È necessario quindi conoscere a fondo le cause della stitichezza, i motivi per cui il nostro intestino si “intasa” e rifiuta di lavorare come dovrebbe. Ed è altrettanto utile sapere che con l’alimentazione si può fare molto per questo disturbo. In questo articolo ti spiegherò tutto questo.

Cos’è la stitichezza (detta anche stipsi): quando l’intestino non funziona bene

Che cosa si intende per stitichezza? Con questo termine si definisce un’alterazione del funzionamento dell’intestino, che provoca una difficoltà ad evacuare oppure una defecazione irregolare e poco frequente.

Normalmente, ogni persona ha abitudini proprie: l’evacuazione può avere luogo una o due volte al giorno oppure a intervalli anche di due o tre giorni, purché sia caratterizzata da una frequenza che rimane più o meno costante nel tempo.Quando questa frequenza viene meno si può parlare di stitichezza.
Si può trattare di “stitichezza acuta” quando si ha difficoltà a evacuare per un periodo non superiore alle tre settimane; oppure di “stipsi cronica” quando perdura per più di un mese.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la stitichezza è un disturbo in continuo aumento, che colpisce più del 50 per cento delle donne e più del 35 per cento degli uomini al mondo. Nei Paesi avanzati è più diffusa, soprattutto nella fascia di età tra i 40 e i 60 anni e negli anziani.

I diversi tipi di stitichezza

Donna con le mani sulla pancia soffre di stitichezza

Stipsi organica

La forma organica è rara ed è causata da malattie ben individuabili come l’appendicite, la diverticolite, le aderenze che si formano nell’intestino dopo un’operazione, la poliposi, i tumori intestinali, l’ulcera gastroduodenale e alcune malattie che interessano l’apparato ginecologico.

Stipsi secondaria

È una conseguenza dell’uso di belladonna, farmaci ansiolitici oppure sonniferi, diuretici, calcio e, non ultimi, anche i lassativi utilizzati scorrettamente e per lungo tempo.

Stipsi funzionale

La stitichezza funzionale, infine, è la forma più frequente ed è frutto di abitudini alimentari inadeguate, tensioni emotive, sedentarietà.

Due segnali da tenere d’occhio

In base a cosa possiamo distinguere se la stitichezza è funzionale oppure è causata da un problema organico o una malattia? Sostanzialmente ci sono due segnali significativi, che possono indicare quando questo disturbo è dovuto a una malattia del colon:

  • la presenza di sangue o muco nelle feci;
  • un cambiamento piuttosto veloce nella regolarità delle evacuazioni e nell’aspetto delle feci.

Questi due sintomi non devono spaventare, perché non sono per forza segno di una malattia seria. È bene, però, a questi due campanelli di allarme, rivolgersi al proprio medico e, quindi, sottoporsi ad una visita specialistica.

Opportune analisi ed esami accerteranno l’origine di questi sintomi e la reale natura della stitichezza.

Stitichezza occasionale e cronica

 

Occorre inoltre distinguere la stitichezza occasionale da quella cronica.

Stipsi occasionale

Si parla di disturbo occasionale quando si ha difficoltà di evacuazione in coincidenza di un viaggio, di un periodo di immobilità forzata (per esempio, un’influenza) o in una condizione in cu ci sentiamo particolarmente sotto stress.

Stipsi cronica

Si tratta invece di stitichezza cronica quando l’evacuazione irregolare e scarsa (meno di 2-3 volte alla settimana) costituisce la regola e non l’eccezione. Soprattutto in questo caso è opportuno affrontare bene il problema e impostare una “strategia” per sconfiggere la pigrizia dell’intestino e non cadere nell’errore più comune: l’abuso di lassativi, che causa la pericolosa tossiemia intestinale.
In questo la naturopatia può aiutarti molto.

I sintomi della stipsi: come riconoscere il problema

Per riconoscere la stipsi, non ci si può basare solo sui tempi di evacuazione. Ecco quali sono i disturbi principali da tenere d’occhio, che possono far sospettare la presenza di stipsi:

  • stimolo assente o raro
  • sensazione di incompleto svuotamento e di pesantezza
  • sensazione di avere un “tappo”, che impedisce di liberarsi
  • necessità di rimanere a lungo in bagno e di ritornarci
  • pancia dura e tesa
  • a volte, dolori addominali.

I sintomi della stipsi da ostruita defecazione sono abbastanza simili a quelli delle altre forme di stitichezza, anche se in genere sono più accentuati e riguardano:

  • la necessità di stare sul water per più di 15 minuti nonostante gli sforzi
  • un’evacuazione che avviene solo 1 – 2 volte alla settimana
  • la necessità di evacuare in più riprese,
  • il bisogno di ricorrere a perette
  • la sensazione di non avere espulso completamente le feci.

Le conseguenze della stitichezza

Donna con mail di testa, sintomo della stitichezza

La stitichezza è molto spesso accompagnata da stato di malessere dell’organismo. Per esempio può causare:

  • mal di testa
  • inappetenza
  • lingua secca e biancastra
  • facile irritabilità
  • senso di gonfiore addominale
  • alito pesante
  • difficoltà di respirazione.

Il perdurare della stitichezza porta con sé molte altre conseguenze negative: innanzitutto può favorire la comparsa di ulteriori disturbi intestinali, come le emorroidi e il prolasso rettale. Alcune volte subentrano anche problemi quali la fissurazione anale, ossia di ragadi, vere e proprie crepe del tessuto rettale, di piccole dimensioni ma spesso sanguinanti ed estremamente dolorose. Si formano a causa dello sforzo per espellere feci dure e secche.

Nelle donne la stipsi cronica può scatenare anche un’incontinenza urinaria di tipo meccanico, causata dalla pressione delle feci sulla vescica. Lo sforzo spesso di evacuare, alla lunga, può danneggiare i nervi vescicali che non riescono più a controllare la minzione. Possono anche verificarsi infezioni a carico delle vie urinarie e infezioni vaginali.
Negli uomini, prostatiti, ossia forme di infiammazione acuta o cronica della prostata, la ghiandola situata al di sotto della vescica.

Infine, una stitichezza non curata nel tempo, può portare alla complicanza più seria: il blocco intestinale, una situazione acuta che consiste in un’ostruzione del lume intestinale a causa della presenza di feci dure. Espellerle diventa impossibile e la persona viene colta da dolori intensi. Spesso in questi casi si interviene chirurgicamente.

Ecco in sunto i disturbi che purtroppo può portare con sé la stitichezza:

  • Difficoltà digestive: poiché il cibo procede a fatica nell’intestino fino all’ano, è evidente che si crea una sorta di “ingorgo” che affatica tutto l’apparato digerente e provoca rigurgiti. La digestione lenta si accompagna, talvolta, a indigestione.
  • Sovrappeso: causato dall’eccesso di scorie presenti nel corpo.
  • Appendicite: la permanenza prolungata delle feci nell’apparato digerente intasa l’appendice, provocando un aumento dei batteri, con il rischio di dare il via a un processo d’infiammazione.
  • Calcoli delle vie biliari: il rischio è legato al maggior riassorbimento di colesterolo e acidi biliari dovuti alla stitichezza che affatica il lavoro del fegato.
  • Diabete: per l’eccessivo assorbimento di zuccheri.
  • Emorroidi: per l’aumento della pressione che le feci, indurite, esercitano sullo sfintere per essere espulse.
  • Diverticolosi: la formazione, nelle pareti del colon, di piccole anse sporgenti, dove ristagnano i residui degli alimenti e delle feci. Si può così innescare un processo infiammatorio, chiamato diverticolite.

Le cause della stipsi

La stitichezza è una cosiddetta “malattia del benessere”, cioè diffusa in modo crescente nei Paesi industrializzati. È stato stimato, infatti, che soffre occasionalmente di stitichezza circa il 15 per cento della popolazione di tali Paesi, con punte del 40 per cento tra le persone con più di sessant’anni.

Le cause della stipsi acuta

La stipsi acuta in genere è la conseguenza di una situazione momentanea, come un intervento chirurgico che costringe a stare a lungo fermi, malattie o viaggi in condizioni particolari.

Le cause della stipsi cronica

La stipsi cronica oltre che a un’ostruzione meccanica, può essere legata a diversi fattori. Vediamo quali.

Cause Caratteristiche
Stipsi idiopatica È la forma più diffusa di stitichezza, in cui non c’è una vera e propria causa, perché non ci sono malattie che la giustifichino. È in genere legata ad abitudini alimentari e di vita errate e allo stress.
Stipsi da colon irritabile Non si tratta di una vera e propria malattia, ma di un’alterata funzionalità dell’intestino, spesso legata all’ansia e allo stress. La sindrome del colon irritabile può causare stipsi, diarrea o un’alternanza dei due disturbi.
Stipsi da farmaci Alcuni medicinali possono provocare stitichezza perché agiscono sulla motilità dell’intestino o sulla produzione di sostanze necessarie alla corretta defecazione. Tra i farmaci più a rischio di stipsi ci sono: gli sciroppi per la tosse a base di codeina, gli antidepressivi, gli ansiolitici, i betabloccanti, alcuni farmaci per la tiroide, gli antiacidi per lo stomaco.
Stipsi da diverticolosi È caratterizzata dalla formazione di piccoli “sacchettini” nella parete intestinale (i diverticoli), in cui si possono accumulare sostanze di scarto. Questa malattia può causare stipsi perché altera il normale transito intestinale.
Stipsi in gravidanza Durante la gravidanza l’utero che s’ingrossa comprime l’intestino rallentando i movimenti peristaltici. Inoltre, l’elevata concentrazione di progesterone, un ormone femminile prodotto in grandi quantità durante l’attesa, rilassa le pareti intestinali, rallentando l’evacuazione.
Stipsi da emorroidi Chi soffre di emorroidi quando va di corpo prova dolore e fastidio e quindi tende a “trattenersi” per non avere problemi.

Vediamo in dettaglio le cause della stitichezza

Vediamo ora più nello specifico quali sono le cause della stitichezza, per imparare a fare attenzione.

I farmaci

Diversi farmaci sono causa di stipsi, in particolare gli antibiotici, i corticosteroidi e gli immunodepressori.

Gli antibiotici

Queste potenti sostanze non agiscono solo sui batteri nocivi all’organismo, ma anche su quelli buoni che vivono in equilibrio con l’intestino. Alterando la flora batterica possono quindi causare stitichezza.

I corticosteroidi e immunosoppressori

Possono causare disbiosi, cioè alterare la flora batterica, anche i farmaci corticosteroidi (a base di cortisone) e immunosoppressori (abbassano le difese dell’organismo).

La sedentarietà

Una vita molto sedentaria favorisce la stitichezza perché il poco moto rallenta il percorso delle “feci”.

L’età

Il problema diventa particolarmente importante dopo i 60 anni, quando a soffrire di stitichezza è il 40 per cento della popolazione. Con l’età, infatti, i muscoli addominali s’indeboliscono, alterando la motilità intestinale.
Inoltre, gli ultrasessantenni tendono spesso a bere poco e questo comporta una riduzione del volume delle feci, con conseguenti difficoltà a liberarsi.

Viaggio nel corpo per capire come si forma la stitichezza

Anatomia del colon in 4 sezioni

Parlando con le persone che si rivolgono a me durante i miei corsi o i colloqui spesso mi accorgo che pensano alla stitichezza come al risultato del cattivo funzionamento dell’intestino. In realtà, il problema nasce prima: a determinare questa condizione contribuiscono alterazioni che interessano i diversi “passaggi” del cibo in tutto l’apparato digerente.

È quindi interessante esaminare quale sia il percorso degli alimenti nelle fasi della digestione, a partire dalla bocca, per passare allo stomaco, all’intestino tenue e crasso e, infine, al retto.

La bocca

  • La bocca tritura con la masticazione gli alimenti ingeriti e li diluisce con la saliva, trasformando il cibo in un bolo facile da deglutire. Il vecchio detto “la prima digestione avviene in bocca” ha una sua spiegazione: è proprio la composizione della saliva, ricca di un enzima chiamato “ptialina” a iniziare il processo digestivo, rompendo la composizione delle sostanze nutritive.

Lo stomaco

  • Una volta sminuzzato dai denti e diluito dalla saliva, il cibo passa attraverso l’esofago verso lo stomaco, dove viene diluito ulteriormente grazie all’azione dei succhi gastrici. Il bolo raggiunge la forma liquida (chiamata chimo).
  • Nello stomaco avvengono importanti modifiche nella struttura chimica del cibo, soprattutto quello ricco di proteine (come carne, pesce, uova eccetera). In questa fase inizia anche l’assorbimento di alcune sostanze nutritive contenute negli alimenti, come la vitamina B12. I muscoli dello stomaco favoriscono un ulteriore rimescolamento del cibo prima del suo passaggio nell’intestino.

Il duodeno

  • In questa prima parte dell’intestino si completa la demolizione delle sostanze nutritive, a opera dei succhi pancreatici e biliari. Questi succhi sono ricchi di enzimi importanti, che svolgono un’ulteriore degradazione dei carboidrati e delle proteine; la bile si attiva per la digestione delle sostanze grasse.

L’intestino tenue

  • Nel passaggio successivo al duodeno, l’intestino tenue raccoglie il chimo, ormai ridotto alle sue componenti elementari. Le sostanze vengono assorbite per essere portate al fegato, dove subiscono ulteriori trasformazioni prima di entrare nel sangue e arrivare, infine, a tutte le cellule del corpo. L’assorbimento nel tenue è favorito dalla presenza dei villi intestinali.

L’intestino crasso

  • Nell’intestino crasso (che si distingue in cieco, colon ascendente, colon trasverso, colon discendente, sigma e retto) il chimo è ormai una poltiglia molto liquida che contiene materiali di rifiuto, acqua, vitamine e sali: qui avviene l’assorbimento dell’acqua (con gli ultimi elementi nutritivi) e la trasformazione del residuo in feci solide.
  • L’ampolla rettale raccoglie le feci e provoca lo stimolo all’evacuazione. Lo spostamento dei residui trasformati in feci avviene attraverso movimenti peristaltici (di contrazione). La muscolatura del colon si contrae per dirigere le feci verso il retto.
  • L’attività muscolare del colon è controllata dal sistema nervoso autonomo (sfugge, quindi, alla volontà): per questo motivo, anche fattori di stress e di tensione emotiva possono influenzare negativamente la regolarità dell’intestino e provocare stitichezza.
  • Quando le feci sono passate dal sigma al retto (che normalmente è vuoto), la persona avverte lo stimolo all’evacuazione, che avviene con un’azione volontaria contraendo il diaframma e rilassando lo sfintere anale.

I prodotti lassativi non risolvono il problema!

I farmaci

I farmaci lassativi vanno presi con moderazione, perché possono avere effetti collaterali e tendono, comunque, a dare assuefazione.
L’intestino si abitua, piano piano, allo stimolo regolare di queste sostanze e lavora sempre meno, costringendo la persona a usare, di quel lassativo, dosi sempre crescenti oppure a passare ad un prodotto più forte. Non solo. Se utilizzati per mesi, o addirittura anni, i lassativi rischiano di irritare la mucosa intestinale al punto da provocare colite cronica o addirittura ulcerazioni.

Le erbe lassative

Le piante lassative vengono spesso usate con tranquillità (tanto sono erbe!) ma è uno sbaglio enorme perché irritano l’intestino, causano assuefazione e disturbi secondari in modo simile ai farmaci. Vanno assunte solo per brevi periodi. Non è vero, come spesso sento dire, che le piante sono sempre innocue. Vanno invece assunte con la massima attenzione. Guarda il video in questa pagina e troverai spiegazioni a riguardo.

Nota importante

Se si avvertono dolori addominali, è bene ricordare che i farmaci lassativi, ma anche i rimedi naturali ad azione purgante, non vanno mai presi.

Prendere un lassativo in questi casi potrebbe essere anche pericoloso, perché il dolore può essere dovuto a un’appendicite o a un’altra infiammazione dell’intestino, o ancora da un’occlusione del tratto intestinale.

La naturopatia e i rimedi per la stitichezza

Naturopatia, le cure naturali contro la stitichezza

La stipsi può essere affrontata con metodi dolci e naturali che agiscono in modo positivo sull’intestino e vanno alla vera causa del problema, risolvendolo alla radice.

Nel mio metodo di Naturopatia Oberhammer® i rimedi si basano su tre azioni fondamentali:

1- L’azione disintossicante

L’intervento più frequente in caso di stitichezza è quello di assumere dei lassativi: ma in questo modo non andiamo alla causa ma curiamo solo il sintomo. Anzi spesso la situazione peggiora se, per esempio, si utilizzano in abbondanza lassativi che vengono definiti “naturali” ma che sono invece pieni di controindicazioni e spesso dannosi quanto i farmaci, come spiegato sopra.

Quando c’è stitichezza prima di tutto è necessaria una profonda disintossicazione: se infatti l’intestino è carico di tossine, queste causano stasi di scorie e non permettono al colon di funzionare bene.

Depurare l’organismo in profondità, in Naturopatia è sempre un primo passo fondamentale: quando l’organismo è carico di sostanze tossiche e di sostanze di rifiuto combattere la stipsi è sempre difficile. Agendo invece sulla depurazione i risultati vengono incredibilmente facilitati.

Se vuoi maggiori informazioni sulla disintossicazione intestinale leggi qui.

2- L’azione emolliente

In caso di stitichezza è necessario assumere sostanze (cibi o rimedi naturali) che esercitino un effetto emolliente sulle feci, per favorire la loro espulsione.

3- L’azione rigenerante

Spesso chi soffre di stipsi ha un intestino sovraffatico e incapace di peristalsi: rigenerandolo nel modo giusto può tornare a funzionare autonomamente, senza ricorrere ai lassativi. Sicuramente la disintossicazione intestinale è il miglio aiuto per risolvere il problema alla radice, ma anche l’alimentazione è un buon supporto. Ecco alcuni dei miei consigli, scelti tra quelli che insegno nei miei programmi.

Cosa mangiare e non mangiare in caso di stitichezza

All’origine di questo disturbo ci sono molte cause, prima fra tutte un’alimentazione scorretta e uno stile di vita sbagliato. Per questo è fondamentale modificare le proprie abitudini quotidiane: una corretta alimentazione è una premessa indispensabile per risolvere la stipsi.

Le fibre: utili ma anche pericolose

Cibi ad alto contenuto di fibre utili contro la stitichezza

Le fibre sono una componente dei vegetali che non viene assimilata dall’intestino. Possono essere utili ma anche pericolose se utilizzate male.

Prima di tutto vediamo quali azioni esercitano.
Le azioni più importanti sono due:

  • reagire con i germi (non nocivi) che vivono normalmente nell’intestino, producendo “lassativi naturali”;
  • impregnarsi di acqua durante il transito intestinale, aumentando la morbidezza e il volume delle feci.

Esistono 4 tipi di fibre

Le fibre si possono distinguere in quattro tipi fondamentali:

  • cellulosa, caratterizzata dalla capacità di assorbire l’acqua, costituisce le pareti delle cellule vegetali ed è composta di un unico elemento chimico (chiamato d-glucosio);
  • emicellulosa, serve per formare la struttura delle pareti cellulari;
  • pectine, formano masse gelatinose in presenza di acqua e zuccheri
  • lignine, dopo la cellulosa sono la componente più importante delle strutture dei vegetali; trattengono solo una minima quantità di acqua.

I benefici delle fibre

Le fibre grezze svolgono importati funzioni che aiutano l’intestino e tutto l’organismo a funzionare regolarmente.

  • Ammorbidiscono le feci: la loro capacità di assorbire acqua e di formare masse gelatinose contribuisce a creare feci abbondanti e morbide, che proseguono agevolmente verso il retto e l’ano, esercitando una minor pressione sulle pareti addominali; questo favorisce anche il ritorno del sangue venoso dalle gambe e dal retto al cuore (prevenendo, dunque, varici ed emorroidi).
  • Facilitano il transito intestinale: rendendo regolare e facile il transito del contenuto intestinale verso l’ano, le fibre diminuiscono il tempo in cui feci e mucosa rimangono a contatto. Dato che le feci contengono le scorie dell’alimentazione, si evitano possibili irritazioni, infiammazioni e intossicazioni dei tessuti intestinali.
  • Favoriscono il senso di sazietà: la maggiore quantità di alimenti vegetali nella dieta provoca una maggiore distensione delle pareti dell’apparato digerente, favorendo il meccanismo di sazietà. Questo evita che ci si “abbuffi” oltre misura. Le fibre, inoltre, rendono più lento lo svuotamento gastrico. Questi effetti proteggono l’organismo dal rischio di sovrappeso e di obesità.
  • Riducono l’assorbimento di sostanze nocive: le fibre trattengono una parte delle sostanze presenti nell’intestino e ne rendono più difficile l’assorbimento. Questa azione si rivela utile nel caso del colesterolo, che viene eliminato in misura maggiore con le feci, riducendo la sua presenza nel sangue.
  • Scongiurano la formazione di calcoli biliari: lo stesso meccanismo vale per gli acidi biliari, il cui riassorbimento è ostacolato dalle fibre. Gli acidi biliari, prodotti dal fegato e immessi nell’intestino, tornano in buona parte nel sangue e, da qui, di nuovo al fegato. Se questo riassorbimento è elevato (come avviene per una persona stitica), la bile diventa molto più “densa”, creando una situazione favorevole alla formazione di calcoli biliari. Le fibre, riducendo questo assorbimento, proteggono da questo possibile disturbo.
  • Proteggono le mucose: le fibre solubili in acqua (idrosolubili) svolgono un’azione lenitiva e disinfiammante sulle mucose, distendendo una specie di velo protettivo, utile in caso di coliti e ulcere gastriche.

Le azioni negative delle fibre

Le azioni soprariportate si accompagnano però anche alle azioni negative delle fibre. Le fibre infatti, se assunte nella dose sbagliata:

  • possono peggiorare la stitichezza, arrivando a causare anche la pericolosa occlusione intestinale
  • irritano notevolmente il colon causando meteorismo, colite, sindrome del colon irritabile. Se la stitichezza è accompagnata a questi sintomi, le fibre vanno usate con grande attenzione e cautela. In questo caso è preferibile depurare il colon con la disintossicazione intestinale e poi usare le fibre con gradualità, solo quando il colon è di nuovo sano e pulito.

I cibi da preferire

Ecco alcune indicazioni importanti riguardo all’alimentazione per la stipsi.

I cereali

I cereali aiutano a combattere la stitichezza

Vanno consumati soprattutto integrali, a meno che non si soffra meteorismo, colite, sindrome del colon irritabile. In questo caso bisogna fare attenzione al giusto equilibrio tra integrale e raffinato.

Ecco alcuni cereali utili:

  • L’avena: molto energetica. Stimola positivamente la tiroide, il cui minor funzionamento può rallentare, tra le funzioni vitali organiche, anche la defecazione.
  • La segale: molto ricca di fibre, si può consumare in fiocchi o farina.
  • L’orzo: ha un’azione disinfiammante per l’apparato intestinale, lenitiva ed emolliente. Si può consumare nelle minestre oppure in fiocchi o farina.
  • La crusca: è la parte più esterna dei chicchi di cereali ed è la più ricca di fibre vegetali. Ha un’azione stimolante sull’intestino pigro e regolarizza la defecazione, ma non va mai mangiata separata dal resto dei cereali perché, se in eccesso, può causare occlusioni intestinali e irritare fortemente il colon. E’ quindi un grande errore usarla come integratore.

La frutta

Frutta che aiuta a risolvere la stitichezza

Ecco i frutti utili in caso di stipsi.

  • I kiwi: sono ricchi di vitamina C, potassio e sali minerali diversi. Regolano l’intestino per via del buon contenuto di fibre.
  • Le prugne: energetiche, ricche di zuccheri, con buona azione lassativa.
  • L’uva: è una buona fonte di vitamine A, B2, C, sali minerali (calcio, ferro, manganese, magnesio, potassio, silicio). È disintossicante, stimola l’attività renale e intestinale. Aiuta a ridurre la pressione arteriosa. Molto ricca di zuccheri, è sconsigliata a diabetici e persone in sovrappeso;
  • I fichi: molto calorici, sono, però, benefici per l’intestino, sia freschi sia secchi.
  • Le mele: non aumentano i processi di fermentazione dell’intestino, responsabili, spesso, di un fastidioso senso di gonfiore addominale. Sono ricche di pectine, per cui ammorbidiscono le feci;
  • Le ciliegie: hanno proprietà lassativa e diuretica soprattutto se mangiate in quantità;
  • Le arance: se prese lontano dai pasti e masticate bene, aiutano ad avere una buona digestione e anche una regolare funzione intestinale;
  • Le pesche: hanno proprietà lassativa e diuretica e svolgono un’azione rinfrescante per lo stomaco e l’intestino.

Nota importante: la frutta, essendo ricca di zuccheri, è molto flatogena, cioè causa gas intestinali che gonfiano la pancia e irritano l’intestino. Se la tua stitichezza migliora con questi frutti ma si instaura meteorismo o colite non è buona cosa utilizzarli. L’unica soluzione, a mio avviso, è una profonda depurazione del colon, che elimina i batteri patogeni e instaura una defecazione spontanea e un colon sano. La disintossicazione intestinale aiuta davvero in questo.

La verdura

Verdure utili contro la stitichezza

Come la frutta, il consumo quotidiano di verdura è fondamentale per l’apporto di fibre e per il beneficio che la flora batterica intestinale ne riceve.

Crude, sono in grado di mantenere sana e aumentare la flora batterica, mentre cotte svolgono un’azione lassativa, ma perdono una buona parte del contenuto di vitamine e minerali. Alcune, più di altre, hanno effetti benefici sulla motilità intestinale.

  • Le carote: svolgono un’azione regolatrice dell’attività intestinale, aiutando chi soffre di diarrea, ma rendono anche le feci morbide e voluminose, più facili da espellere. Questo grazie al contenuto di pectina che, a contatto con l’acqua, forma una massa gelatinosa che, o rallenta le feci troppo liquide oppure ammorbidisce quelle troppo dure;
  • I cavoli: sono utili in caso di stitichezza, ma vanno consumati con attenzione se si soffre di gas intestinali.
  • I pomodori: sono disintossicanti, rinfrescanti, apportano molti minerali, sono ricchi di vitamina C e hanno un’azione lassativa. L’ideale è consumarli maturi, con la buccia e i semi (in questo modo si aumenta l’apporto di fibre).
  • Le cicorie: ricche di fibre, stimolano la produzione di bile.
  • Le zucche: la loro azione lassativa è blanda ma efficace e ha proprietà diuretiche. Per il loro sapore un po’ dolce, sono anche ottimamente tollerate dai bambini.
  • I finocchi: aiutano a combattere la stipsi e a ridurre il gonfiore addominale.

La stitichezza si può risolvere

Come naturopata affermo che la stitichezza è un disturbo che si può risolvere bene: occorre modificare però l’alimentazione e soprattutto ripulire il colon in profondità. Spesso arrivano da me persone che combattono da anni la stitichezza con varie soluzioni ma dimenticano la più importante: purificare il colon in profondità. Quando il colon è sovraccarico di vecchie incrostazioni non può funzionare bene. La peristalsi non si riattiva perché l’intestino e sovraffaticato da tossine depositate e mai veramente eliminate. Ma quando si opera una purificazione profonda, allora la normale funzionalità si instaura spontaneamente.
Per maggiori informazioni sulla depurazione profonda leggi qui.

Per te che hai letto l’articolo

Spero che l’articolo che ho scritto ti abbia dato delle informazioni utili.
Mi farebbe molto piacere ricevere un tuo commento. Mi aiuta nel proseguire il mio lavoro di diffusione di nuovi modi per stare bene e vivere serenamente.
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Un saluto

Dr. Simona Oberhammer